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Archivio Maggio 2005

RICEVO E PUBBLICO DA.........

di majortom (13/05/2005 - 18:00)

Lady Stardust

Estratto da "la Repubblica delle Donne" (inserto di Repubblica) a firma di Alfredo d'Agnese.

"LE RAGAZZE DEL ROCK TORNANO ALLA CARICA
Uno dei più stupidi stereotipi legati alla cultura giovanile e alla musica è che il rock sia "roba da maschi". Per anni in effetti, Joni Mitchell, Janis Joplin e Carol King sono state eccezioni. Ma dagli anni '80 un gruppo di eroine hanno infranto quel tabù ( Tanita tikaram, Tracy Chapman, Toni Childs)...
Anche Tori Amos e Alanis Morissette....
Ma la scena femminile è in realtà molto più varia. Oggi ci si può infatuare delle atmosfere elettroniche, impastate di tradizione, proposte da Laura Veris o per il rock a tutto tondo di
Natalie Mechant....Dal pianeta America provengono personaggi  come Shelby Lynne o la provocatoria Fiona Apple o la californiana Anna Nalick...
E da Israele arriva Keren Ann.
Tra tante donne in misica, c'è perfino chi si è messa in testa di salvare il Rock'n'roll.
E' Juliette Lewis che ha messo su un gruppo (i Juliette and Licks) con cui vuole riprendere le fila del discorso iniziato da Pretenders, Talking Heads e Patty Smith."

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RICEVO E PUBBLICO DA...........

di majortom (13/05/2005 - 11:24)

Airid

 

C’è qualcosa di traviato nei romanzi dove si parla di musica. Se leggo una storia ambientata in un certo posto o in un certo momento storico non ho bisogno di saperli già, anzi acquisisco strada facendo delle piccole conoscenze e così penso che il Messico sia quel posto di Castaneda, poi di Malcom Lowry, di Paco Ignacio comesichiama etc..

Ma quando in un libro c’è la musica, la musica in realtà non c’è e tutto si costruisce intorno a una serie di riferimenti esterni. Si può mettere la musica in un romanzo senza suonarla?

Prendiamo New Thing di Wu Ming 1. A che cosa serve la musica lì dentro? E’ spesso interessante ma per quanto faccia parlare nientepopodimenoché John Coltrane, con le orecchie non si sente niente. Comunque mi dà fastidio che faccia parlare John Coltrane proprio perché conosco quello che suona.

Prendiamo Ente Nazionale della Cinematografia Popolare di Paolo Nori. Paradossalmente c’è molto il senso del blues (che vuol dire tristezza) e non un solo riferimento a un brano.

Prendiamo I veri nomi di Andrea de Carlo. Una storia che va per i fatti suoi e un cd allegato (che poi non sia un granché non c’entra).

(Non prendiamo Hi Fidelity, la cui playlist era per iniziati ma mi è piaciuto lo stesso).

Mi chiedo insomma come si possa scrivere di musica dal di dentro.

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