RICEVO E PUBBLICO DA...........
Airid
C’è qualcosa di traviato nei romanzi dove si parla di musica. Se leggo una storia ambientata in un certo posto o in un certo momento storico non ho bisogno di saperli già, anzi acquisisco strada facendo delle piccole conoscenze e così penso che il Messico sia quel posto di Castaneda, poi di Malcom Lowry, di Paco Ignacio comesichiama etc..
Ma quando in un libro c’è la musica, la musica in realtà non c’è e tutto si costruisce intorno a una serie di riferimenti esterni. Si può mettere la musica in un romanzo senza suonarla?
Prendiamo New Thing di Wu Ming 1. A che cosa serve la musica lì dentro? E’ spesso interessante ma per quanto faccia parlare nientepopodimenoché John Coltrane, con le orecchie non si sente niente. Comunque mi dà fastidio che faccia parlare John Coltrane proprio perché conosco quello che suona.
Prendiamo Ente Nazionale della Cinematografia Popolare di Paolo Nori. Paradossalmente c’è molto il senso del blues (che vuol dire tristezza) e non un solo riferimento a un brano.
Prendiamo I veri nomi di Andrea de Carlo. Una storia che va per i fatti suoi e un cd allegato (che poi non sia un granché non c’entra).
(Non prendiamo Hi Fidelity, la cui playlist era per iniziati ma mi è piaciuto lo stesso).
Mi chiedo insomma come si possa scrivere di musica dal di dentro.
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